Il Postacenere

scritto da Strabik92
Scritto 23 ore fa • Pubblicato 15 ore fa • Revisionato 15 ore fa
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Testo: Il Postacenere
di Strabik92

C'è un genere di pagine social che non capisco.
Sono quelle che postano solo orrori. Risse in autobus, gente che si prende a calci in un parcheggio, linciaggi in diretta, cadaveri trascinati, sangue sulle mattonelle. Le trovi dappertutto, con nomi tipo "Cronaca Nera Italia" o "Real Crime 2.0" o "Il Giusto Castigo". E ogni giorno sfornano un menu dell'orrore, come se la realtà fosse un macello e loro fossero i macellai di turno.

Li chiamo Postacenere. Perché postano ceneri. Perché quello che pubblicano è già morto, bruciato, irrecuperabile. Sono i becchini del digitale, i necrofori della timeline.
Apri il feed e invece del caffè ti trovi uno che scivola sul sangue come se fosse una pozzanghera d'acqua piovana.
E scrolli, perché è istintivo, e intanto ti chiedi: ma a cosa serve?

La risposta, temo, è a niente.

Queste pagine non documentano. Non denunciano. Non aiutano. Si limitano a esibire la brutalità come se fosse un trofeo. Sono il coinvolgimento emotivo spinto al suo livello più basso: lo sguardo del voyeur che si eccita davanti alla sventura altrui. E lo fanno con un linguaggio da telegiornale delle 13, con quella patina di oggettività che rende tutto più raccapricciante. "Rissa tra minori, un accoltellato." Come se stessero dando il meteo. "Tragedia in autostrada, tre morti." E sotto il video delle barelle.

Il Postacenere è il luogo dove la cronaca nera diventa intrattenimento. Dove il dolore degli altri è un prodotto da consumare col pollice in su, mentre si aspetta il prossimo contenuto. È la pornografia della sofferenza, ed è gratis, e non ha età, e non chiede permesso. Entra nelle case, nei telefoni, nei momenti più vulnerabili.
E tu non puoi farci niente, perché l'algoritmo lo sa che fermarti a guardare è più forte di te.

Ma forse la domanda vera è un'altra: perché lo facciamo? Perché apriamo quel video di uno che prende botte sapendo che ci rimarremo male? Forse perché, in fondo, abbiamo bisogno di confermare che il mondo è un posto difficile. Così, quando poi tutto va male anche a noi, possiamo dire: "Visto? È così per tutti."
Il Postacenere è il certificato di invalidità della speranza. È la prova che non sei solo nella tua infelicità, che fuori c'è di peggio, che la vita è una rissa e tu sei solo uno spettatore in prima fila.

Il problema è che lo spettatore, alla fine, si sporca. Il sangue non resta sullo schermo. Ti si attacca alle mani, alla testa, alla notte che non dormi. Guardare troppi Postacenere ti trasforma in un posacenere umano: pieno di ceneri altrui, di resti che non ti appartengono, di morti che non hai mai conosciuto. E a un certo punto ti accorgi che non sai più cosa sia reale e cosa sia video, cosa sia cronaca e cosa sia spettacolo, cosa sia il mondo e cosa sia il tuo feed.

Forse, l'unica rivoluzione possibile è smettere di guardare.
Alzare lo sguardo dallo schermo e ricordarsi che fuori non c'è solo violenza.

Che ci sono anche i gatti, il caffè, le persone che non ti prendono a calci.
Che la cronaca nera esiste, certo, ma non è l'unica cronaca.
Che il dolore degli altri non è un prodotto. Che il Postacenere, in fondo, è solo un posacenere.
E i posacenere, prima o poi, si svuotano.

Il problema è che noi, intanto, continuiamo a riempirli. Come se avessimo paura del vuoto.

Il Postacenere testo di Strabik92
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